La Città

Reggio di Calabria

 




Per visualizzare brani dal Saggio introduttivo del Dossier “Reghion” di "Historica" (n. 4 ottobre-dicembre 2003)

dell'insigne storico Prof. Pasquale Amato cliccare sul seguente link:

Quella calda giornata di Luglio del 730 a.C.

Quando Reghion entrò nella storia e regalò alla Penisola il nome "ITALIA”

 

La storia

Fondata nel 730 a.C dai Greci, l'antica Rhegion fu un tempo vivace centro culturale ed economico.

Purtroppo del suo passato glorioso rimangono oggi poche tracce a causa dei due violenti terremoti (1783 e 1908) che distrussero gran parte della zona vecchia della città. Un destino, quello di essere abbattuta e poi ricostruita, affiorato già nell'antichità quando venne distrutta dopo sette anni di lotta contro il tiranno Dioniso I di Siracusa (387 a.C) per poi essere ricostruita verso la metà del secolo.

In epoca romana divenne civitas foederata e poi municipium, ma rimase sempre molto legata ai costumi greci. Nel tempo venne conquistata da visigoti, bizantini e ostrogoti, e poi dai normanni sotto il dominio dei quali Reggio fiorì economicamente e culturalmente.

Dopo ripetute incursioni da parte dei saraceni, la città fu definitivamente strappata ai bizantini per opera di Roberto l Guiscardo, ma è a partire dalla metà circa del XV secolo che Reggio Calabria entrò a far parte della sfera d'azione del regno di Napoli. Distrutta nel 1783 da una violenta scossa sismica, venne ricostruita sul piano di G.B. Mori. Prese parte ai moti rivoluzionari contro i Borboni, quelli del '47 e del '48, e nel 1960 fu occupata dall'esercito garibaldino sbarcato dallo stretto di Messina.

Due nuove tragedie misero però in ginocchio definitivamente l'economia regionale e cittadina, già abbastanza precaria da anni di malgoverno (quello borbonico): il terremoto del 1908 e i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nell'Italia della cosiddetta prima Repubblica, Reggio Calabria fece, dunque, il suo ingresso portandosi dietro tutta una serie di problemi che ancora oggi rientrano nella più generale, difficile situazione sociale e politica del Mezzogiorno.

 

Provincia di Reggio di Calabria, Patria di personaggi illustri

Locri Epizephiri, a pochi chilometri dal confine nord-orientale della provincia di Reggio Calabria, fu una delle più fiorenti città della Magna Grecia, tanto da essere definita da Platone "fiore dell'Italia per nobiltà, per ricchezza e gloria delle sue genti". Fondata nel 680 a.C. dai greci, che dall'originario Peloponneso approdarono sulla costa jonica, presto non fu più sufficiente per i suoi abitanti. I locresi iniziarono quasi subito ad estendere il proprio dominio: fondarono Samo, adagiata sul versante est dell'Aspromonte a undici chilometri dalle rive dello Jonio, dove nacque, intorno al 580 a.C., Pitagora , secondo quanto testimoniato da numerosi studiosi, come Tommaso d'Aquino.Prima di ritornare verso la costa, imboccando il bivio verso l'altra pendice dell'Aspromonte, si arriva a S. Agata del Bianco, che ha dato i natali, nel 1924, a Saverio Strati, scrittore neorealista che descrisse la realtà e le condizioni di vita di quei tempi, caratterizzati dall'emigrazione.

Ripercorrendo verso nord la costa jonica, su una stretta e lunga piattaforma cretosa delimitata da due valloni, sorge Bovalino, dove nacque nel 1908 Mario La Cava, la cui narrativa, apprezzata da Pannunzio e Moravia, si contraddistingue per la semplicità espressiva e si pone a difesa degli umili descrivendo le loro sofferenze.Ancora più a nord il paesaggio è dominato dalla "Cattolica" di Stilo, cittadina dove nel 1568 nacque Tommaso Campanella che, con Giordano Bruno e Galileo Galilei, rappresenta uno dei massimi esponenti dell'epoca ed un eroe del libero pensiero e della scienza moderna. Attraversando verso ovest la punta dello stivale italiano si arriva a Maropati, cittadina fondata intorno al V secolo a.C. dai locresi, che raggiunsero la costa tirrenica attraverso i passi di Melia e della Limina, ed estesero il proprio dominio colonizzando Hipponion, Medma, Taurianum e Metaurum. Maropati, nata come stazione di supporto e di difesa per le strade di collegamento, e sviluppata sotto le dominazioni bizantine, normanne ed angioine come il resto del territorio reggino, ha dato i natali, nel 1903, a Fortunato Seminara, la cui prima opera narrativa, "Le Baracche", è stata definita da Elio Vittorini "la prima manifestazione italiana della nuova ondata di populismo che ha preso il nome di neo-realismo".Procedendo verso ovest si arriva sulla costa tirrenica, all'altezza di Rosarno, città nata sulle rovine dell'antica Medma. Scendendo verso sud, passato il porto di Gioia Tauro, si arriva a Palmi, dove sono nati Francesco Cilea, nel 1866, musicista che fin da ragazzino si meritò una medaglia d'oro dal Ministero della Pubblica Istruzione ed al quale è stato dedicato il teatro comunale di Reggio Calabria, e, nel 1898, Leonida Rèpaci, giornalista, scrittore ed uomo di cultura di grande fama.Proseguendo nell'entroterra si raggiunge Seminara, celebre non solo per il patrimonio monumentale e la produzione artigianale, tramandata da millenni, di ceramiche, ma anche per aver dato i natali, nel 1290, a Barlaam II, archimandrita di Costantinopoli e maestro del Boccaccio e del Petrarca.

Ritornando verso il mare, sulla costa tirrenica, e percorrendola verso sud, si arriva a Bagnara, dove è nata, nel 1947, Domenica Bertè, in arte Mia Martini, la cui voce e le cui canzoni sono entrate di pieno diritto nella storia musicale italiana.Scendendo ancora lungo la costa Viola, dopo il castello di Scilla che si apre su un panorama mozzafiato, cui fa da sfondo la Sicilia, si giunge a Reggio Calabria, città natale di Umberto Boccioni, nato nel 1882, riconosciuto come il più rappresentativo scultore del movimento futurista, e di Gianni Versace, nato nel 1946, che ha portato la creatività reggina nella moda italiana ed internazionale.

Continuando a costeggiare la costa verso sud, passata la punta più meridionale della penisola italiana, dopo aver lasciato la splendida rocca di Pentedattilo, e risalendo verso l'Aspromonte, si giunge nel cuore dell'area grecanica, dove a Bova, nel 1870, è nato Pasquale Natoli, che con il suo lavoro ha strappato ai silenzi della memoria uomini e cose grecaniche, vescovi e santi della terra natìa, lasciando un caposaldo della lingua e della cultura dei greci in Calabria. Il personaggio reggino che più ha lasciato una testimonianza del proprio amore per la terra natale rimane comunque Corrado Alvaro, nato a San Luca nel 1895.

Per giungere a San Luca, cuore dell'Aspromonte, bisogna percorrere la costa dei gelsomini, e salire, dopo Bianco, verso il Parco Nazionale. Gli odori, i colori, i rumori e le sensazioni che accompagnano questo viaggio sono gli stessi che hanno ispirato Alvaro nella stesura delle novelle del 1930, raccolte nel capolavoro "Gente in Aspromonte".

Alla scoperta di una città dalla storia antichissima, ma dall'assetto moderno, con belle strade a scacchiera e quartieri residenziali sui colli. Affacciati sul lungomare, vanto della città, si può ancora ammirare uno spettacolo misterioso e suggestivo, chiamato "Fata Morgana": un fenomeno di miraggi ottici avvicina la costa della Sicilia e crea in mare immagini di città fantastiche dalle forme irreali.
L'antico e glorioso passato della città si può rivivere in tutto il suo splendore al Museo Archeologico Nazionale, un piccolo ma ricchissimo angolo di Magna Grecia ancora intatto. Fra i reperti più conosciuti i famosi Bronzi di Riace e la cosiddetta Testa di filosofo, risalenti circa al V secolo a.C.

 

Cosa visitare in città:

LUNGOMARE ITALO FALCOMATA'

Il lungomare Italo Falcomatà (dai reggini chiamato via Marina) rappresenta la passeggiata più nota e amata dai locali e dai turisti. Definito "il più bel chilometro" d'Italia da Gabriele d'Annunzio, costeggia tutto il centro storico correndo parallelo alla spiaggia del Lido e offre splendidi panorami sullo stretto di Messina, sull'Etna e sui monti Peloritani. Il viale è accompagnato da ampie aiuole con rare piante esotiche d'alto fusto, una sorta di orto botanico liberamente fruibile e attrezzato. Tra le specie botaniche degne di nota c'è il Ficus magnolioides, un tempo utilizzato nella produzione della gomma, che presenta radici aeree e foglie giganti (in alcuni esemplari il fusto misura più di 6 metri di circonferenza). All'estremità inferiore della rettilinea via Marina si trovano resti di terme romane del periodo imperiale, riportate alla luce grazie agli scavi del 1886, con pavimento musivo, piscina ellittica, calidarium e mosaici. Proseguendo verso il p.le della Stazione è visibile un tratto di mura greche del IV sec. a.C, insieme a tempietti arcaici discretamente conservati, probabilmente corinzi o meso-ionici.

Dopo tanta arte e storia una passeggiata sul lungomare Italo Falcomatà ed in corso Matteotti, un vero e proprio orto botanico sempre aperto, che se da una parte regala una splendida vista sullo Ionio, dall'altra offre la possibilità di ammirare rigogliose palme e magnolie giganti, fiori coloratissimi e piante esotiche.
E come sfondo il magnifico stretto di Messina e l'imponente cono dell'Etna.
Tanto verde senza perdere mai di vista l'arte e la storia antica della città: lungo il corso, infatti, si possono ammirare i busti dedicati ai figli più illustri di Reggio Calabria (compreso Corrado Alvaro), il monumento ai caduti di Franco Jerace, che ricorda anche l'improvviso sbarco di Vittorio Emanuele III, divenuto re dopo l'uccisione del padre e, più in fondo, racchiuse in un recinto di protezione i resti delle antiche mura greche, originariamente due file parallele di grossi blocchi di arenaria tenera risalenti al IV secolo a.C. e facenti probabilmente parte della ricostruzione operata da Dionisio II di Siracusa.
Poco distante, in una posizione molto suggestiva, si trovano le terme romane, ruderi con resti di pavimento musivo a piccole tessere bianche e nere.

 

CIPPO MARMOREO

Progettato dall'Arch. Camillo Autore e inaugurato nel maggio 1932 alla presenza dei Principi di Piemonte Umberto e Maria Josè di Savoia (e benedetto dall'Arcivescovo Carmelo Pujia), il Cippo Marmoreo venne eretto nel punto dove sbarcò Vittorio Emanuele III, il 31 luglio 1900, acclamato dalla popolazione reggina quale nuovo Re d'Italia dopo la morte del padre, Umberto I, ucciso a Brescia dall'anarchico Bresci. La scalinata e la statua in bronzo, che rappresenta Athena Promacos, portano la firma dello scultore messinese Bonfiglio. Al termine dei lavori di rifacimento del lungomare, nel 2001, il monumento è stato posto sul pontone al centro dell'"Arena dello Stretto".

 

MURA GRECHE

Situate sul lungomare, risalgono al IV secolo AC e farebbero parte della ricostruzione operata da Dionisio II di Siracusa. Sono costituite da due file parallele di grossi blocchi di arenaria tenera.

 

TERME ROMANE

Si trovano sul lungomare e sono i ruderi di alcune terme romane, con resti di pavimento musivo a piccole tessere bianche e nere.
Più che per l'importanza delle vestigia storiche, da visitare per la spettacolare posizione.

 

CASTELLO ARAGONESE - Piazza Castello

La sua costruzione si ritiene anteriore all'invasione dei Goti di Totila del 549, ma non si conosce la data precisa in cui vennero iniziati i lavori.
Punto strategico di difesa della città, sorto dove era situata l'acropoli greca, fu conquistato anche dagli Ostrogoti, dai Longobardi, dagli Arabi, dai Normanni, dagli Svevi e dagli Angioini.
È stato sempre restaurato dai suoi conquistatori e nel 1459 i sovrani Ferdinando II e Giovanna d'Aragona fecero aggiungere le due torri a pianta cilindrica (visibili ancora oggi) e un rivellino. Nel 1543 fu conquistato da Federico Barbarossa e, dopo le dominazioni spagnola, austriaca e borbonica, fu infine occupato da Giuseppe Garibaldi il 21 agosto 1860.
Agli inizi di questo secolo è stato demolito parzialmente (tranne le due torri) per poter congiungere la via Aschenez con la via Cimino secondo le indicazioni del piano regolatore redatto da Pietro De Nava. Ha resistito a tutti i terremoti, ma il 7 maggio 1986 durante lavori di restauro e consolidamento è crollata una parte prospiciente via Aschenez.
Il castello ospita l'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Geofisica, che però non è visitabile.

 

CHIESA DEGLI OTTIMATI - Via Cimino, tel. 0965 28768

Proporzionata e sobria costruzione in stile tardo-bizantino con tetto a cupola.
Alcuni studiosi avanzano l'ipotesi che si tratti di un impianto, appunto, bizantino, anche se gli Ottimati furono una congregazione di nobili esistente nel 1584.
Nel 1931, in seguito a un terremoto, l'edificio religioso è stato riedificato.
L'interno a tre navate è in stile arabo-normanno. Di notevole pregio il mosaico che si trova sul pavimento, da segnalare anche i pilastri recuperati dalla chiesa di Santa Maria di Terreti, oggi distrutta.
L'edificio contiene una bella tela di Ciampelli del 1597, raffigurante l'Annunciazione, e diversi paramenti e arredi sacri del XVII e XVIII secolo.
Su richiesta si possono ammirare gli stemmi di alcune nobili famiglie reggine (dei Filocamo, dei Griso, degli Altavilla e dei Borboni).

 

CATTEDRALE - Piazza Duomo

Completamente ricostruito dopo il violento terremoto del 1908 in stile neoromanico, il maestoso duomo di Reggio Calabria è situato nell'omonima piazza, lungo via Cimino. Ai lati della scalinata che precede l'ampia facciata si ergono le statue dei Santi Paolo e Stefano, realizzate dal maestro Francesco Jerace. Da ammirare il lato interno del portone centrale, sul quale è incisa la punta dello stivale italiano con evidenziate le sue chiese più importanti.
La struttura della cattedrale è a tre navate e al suo interno, sotto il soffitto discretamente decorato e illuminato dalle vetrate colorate, custodisce sepolcri seicenteschi di vescovi e il pulpito marmoreo di Francesco Jerace.
Notevole è la cappella barocca del SS. Sacramento, le cui pareti sono interamente rivestite di intarsi marmorei policromi.

 

VILLA COMUNALE e Corso Garibaldi

Tra l'estremità meridionale di Corso Garibaldi e il duomo c'è la Villa Cicerone di Lazzaro, comunemente nota come Villa Comunale.

Nata nel 1854 su iniziativa del governo borbonico per ospitare un orto botanico, fu acquisita dal demanio nel 1896. Nel giardino della villa crescono specie vegetali per lo più rare ed esotiche; non a caso, nei pressi dell'area verde che la circonda è situata la Stazione Sperimentale degli Oli e delle Essenze Agrumarie.
L'area rappresenta il polmone verde della città, ma possiede anche importanti elementi artistici, come i busti in bronzo e marmo dei patrioti e, soprattutto, l'ottocentesco portale neoclassico di Casa Vitrioli, realizzato in roccia calcarea.
Il Viale delle Colonne (così detto per la presenza di resti di colonne romane) attraversa il giardino fino al Laghetto dei Cigni. Nei pressi dello specchio d'acqua si trovano un piccolo zoo e un parco giochi per bambini.
Il richiamo principale della Villa Comunale consiste nelle essenze che formano un orto botanico di valore storico, oltre che scientifico.
L'inaugurazione dell'orto risale al 1907, quando Vittorio Emanuele III, per l'occasione, pose il busto del padre Umberto I. Nei pressi del monumento a Vittorio Emanuele III, cresce un esemplare di Cycas revoluta, vero e proprio fossile vivente, il cui genotipo potrebbe contenere informazioni sull'ambiente biologico di quasi 200 milioni di anni fa.

 

BASILICA EREMO

Nel mese di settembre a Reggio si tiene una solenne processione dedicata alla Madonna della Consolazione, la cui icona (opera di Nicolò Andrea Capriolo nel 1547) rappresenta il fulcro della spiritualità reggina ed è conservata nella Basilica dell'Eremo della Consolazione, situato in collina. La sua struttura, in gran parte distrutta dall'ultimo terremoto, è di impianto relativamente recente. Al portale, decorato con scene della vita di Gesù, si accede tramite una scalinata. Nella basilica a tre navate si può ammirare la Croce bronzea di Pasquale Panetta, scultore reggino del quale sono anche i pannelli in bronzo raffiguranti la Via Crucis, mentre nel convento è presente, in attesa di restauro, un dipinto della Madonna col Bambino del secolo XVI. Da non trascurare i tabernacoli, i bassorilievi e le luminarie.

FESTA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE:

Si tratta di un culto antichissimo che si tramanda da secoli di generazione in generazione, affascinante ancora oggi per la grande quantità di fedeli che richiama, per la bellezza dei canti, i doni inviati alla Madonna e tutte le celebrazioni che accompagnano il rito. L'icona della Madonna, opera di Nicolò Andrea Capriolo del 1547, rappresenta il fulcro della spiritualità reggina, ed è conservata nella Basilica dell'Eremo della Consolazione. In settembre il quadro della Madonna viene "sceso" dall'Eremo, situato in collina, al Duomo, dove il Sindaco offre un cero votivo. E in novembre il quadro viene "salito" nuovamente all'Eremo. L'effigie è dotata di una ricca cornice e viene issata su una macchina alta quasi 5 metri e larga 2, dal peso di 3 tonnellate: la Vara, che viene trasportata a braccia dai varatori (un tempo pescatori).

 

CHIESA SAN GIORGIO AL CORSO

È una chiesa neoclassica (1935) dedicata al patrono della città che però risente pesantemente del trionfalismo fascista di maniera. La lunetta vitrea soprastante il portone raffigura S. Giorgio che uccide il drago. L'interno è poco luminoso e trasuda ”dolor patrio“ (si trova anche un libro con i nomi di tutti i caduti della provincia durante la prima guerra mondiale). Nel cortile è conservato un involucro di bomba aerea, con incisione.

 

CHIESA SAN PAOLO - Via Reggio Campi 4, tel. 0965 892426

Situata nei pressi della piazza nota con il nome di Rotonda, la chiesa di S. Paolo ha una facciata caratterizzata da elementi stilistici riconducibili all'estetica neoclassica. La facciata è dotata di tre portali in bronzo, sovrastati da nicchie con mosaici che riproducono S. Paolo, S. Luca, S. Giovanni Crisostomo, S. Agostino, Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone, Virgilio e Seneca. All'interno dei due cerchi che intercalano le nicchie sono invece raffigurati Alessandro Magno e Giulio Cesare mentre ad abbellire il sagrato è la statua di S. Paolo, la cui vita è narrata con sculture sul portone centrale, opera di Tommaso Gismondi. I due portoni laterali, a destra il portone del Male e a sinistra il portone del Bene, sono opera di Nunzio Bibbò e riportano temi biblici sul peccato, l'amore e la carità. All'interno da non perdere è il rivestimento dell'abside, costituito da splendidi mosaici.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Apertura 9.00-19.00. Chiusura:Lunedì - Entrata:4/8

Generalmente visitato perché al suo interno sono custoditi i famosi bronzi di Riace (nome che deriva dal luogo della loro scoperta), il museo è in realtà ricco di collezioni archeologiche, che raccolgono materiali di scavo dei diversi siti della Calabria e della Basilicata.
Un'abbondanza che va molto al di là delle due grandi statue di guerrieri del V secolo a.C. e che merita la giusta attenzione. Fra gli altri reperti davvero notevoli c'è, per esempio, la testa del filosofo, uno stupendo bronzo anch'esso appartenente al V secolo a.C., così denominato perché ritrae un uomo dalla lunga barba, col capo ornato da una fascia proprio come usavano portare gli antichi pensatori greci.

 

I BRONZI DI RIACE:

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Si tratta di due meravigliose figure di guerriero, alte circa due metri e perfettamente conservate, nonostante la lunga permanenza in ambiente marino, che sono custodite all'interno del Museo Archeologico Nazionale.
I bronzi sono stati avvistati casualmente dal giovane sub capitolino Stefano Mariottini, a 7-8 metri di profondità nelle acque antistanti Riace Marica (da qui il nome), a circa 300 metri dalla costa. Recuperate dai Carabinieri subacquei e delicatamente poste sulla spiaggia, le due maestose statue, ripulite da lunghi lavori di restauro, hanno stupito tutti non solo per la loro incredibile perfezione ma anche per i dettagli: labbra disegnate con una tenue lega color roseo, denti ricoperti da una sottile lamina d'argento, seni di rame e sottili ciglia d'avorio applicate sulle palpebre.

 

MUSEO SAN PAOLO - Via E. Cuzzocrea - Tel. 0965 892426  

Apertura: Mercoledì 9-13 Giovedì 15-19 Sabato e Domenica 9-13 ingresso gratuito

Il Piccolo Museo custodisce oggetti, icone, arredi e testimonianze sacre raccolti da Monsignor Gangemi. Nella pinacoteca è possibile ammirare, tra le altre opere: la tavola di S. Michele che uccide il drago, attribuita ad Antonello da Messina, la magnifica Vergine di Cima da Conegliano (1491), una Madonna con bambino di Giovanni Bellini, oltre a numerose opere di scuola italiana e reggina. Singolare è la collezione degli argenti, che occupano una porzione della sala centrale del museo. Pezzo forte della collezione sono un reliquiario orientale e un calice in argento pare donati alla chiesa da Carlo di Borbone (1750). Le icone (oltre un centinaio) sono lavori e copie di varie epoche, provenienti da tutta Europa ma soprattutto da Russia, Grecia, Calabria e Penisola Balcanica. Di grande pregio l'icona di S. Gerasimo, la Madonna e il Bambino, l'icona russa del calendario con i trenta santi e l'icona processionale a due facce (XVIII secolo). Poi ancora paramenti sacri, avori e sculture.

 

MUSEO DEL PRESEPE - Via Filippini, 46 - Tel. 0965 817021

Apertura: (Novembre-Febbraio) da lunedì a domenica: 9,00 - 12,30 e 16,30-20,00

(Marzo-Ottobre) da lunedì a domenica : 9,00 – 12,00 e 17,00 – 20,00

In mostra una ricca raccolta di presepi che vanno dall'800 fino ai giorni d'oggi. Si tratta di circa 800 pezzi esposti nei 260 metri quadrati del museo, collezionati negli anni dal direttore del Museo stesso, il Dr. Mimì Sapone, artefice dell'unico presepe meccanizzato presente nella mostra, senza eccessi considerato uno dei più belli d'Europa.

 

MUSEO STRUMENTO MUSICALE - Viale D. Genovese Zerbi, tel. 0965 893233

È un museo privato che custodisce ed espone circa 800 strumenti appartenenti alle cinque famiglie: cordofoni, aerofoni, idiofoni, membranofoni e meccanico-elettrici. Inoltre, il museo dispone una sala concerti, di uno spazio dedicato alla musicoterapia e quindi di un laboratorio di liuteria, che mostra la produzione artigianale degli strumenti ad arco.

 

PLANETARTIO PROVINCIALE Via Salita Zerbi, parco Mirella Carbone tel. 0965 300168
Orario: per gli studenti dal lunedì al venerdì 9 – 12.30 e 16 -18; giovedì 21 – 23; sabato 18 – 19.30; domenica 11 – 12.30; per i cittadini e i turisti domenica 11 -12.30 o su prenotazione per i gruppi.
Per prenotare (con almeno una settimana di anticipo) si può telefonare il mercoledì e il giovedì dalle ore 15:30 alle 17 allo 0965 324668 www.saraxdav.it

Via Salita Zerbi, parco Mirella Carbone. Per il mesi di Luglio - Agosto, l'apertura del Planetario avverrà solo per appuntamento. Di norma, la prenotazione deve essere richiesta almeno con un anticipo di una settimana.Il Planetario è aperto agli studenti nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì: 9 – 12:30 e 16-18. Il giovedì dalle 21 alle 23, il sabato dalle 18 alle 19:30 e la domenica dalle 11 alle 12,30 sarà invece a disposizione dei cittadini e dei turisti. Negli altri orari è a disposizione di gruppi, su prenotazione. Mentre il secondo e l'ultimo venerdì del mese saranno organizzate, nelle ore pomeridiane, delle conferenze a tema.

 

FORTE PENTIMELE

Costruzione risalente al XIX secolo, situata immediatamente sopra il livello del porto, il forte era adibito al controllo delle imbarcazioni transitanti nello stretto.
Il corpo dell'edificio non è in perfette condizioni e purtroppo la visita, per motivi di sicurezza, non è consentita.
Ma è comunque uno spettacolo suggestivo anche solo ammirarlo da fuori.

 

MELITO PORTO SALVO
Famoso più per il bergamotto che per la pesca, Mellito di Porto Salvo è letteralmente circondato da piantagioni di bergamotto e agrumeti.
Qui, sul punto più meridionale dell'Italia peninsulare, sbarcò due volte Garibaldi: una prima volta nel 1860, dopo aver liberato la Sicilia coi Mille e la seconda due anni dopo, per muovere alla volta di Roma.
Ma, proprio sull'Aspromonte, dovette rinunciare alla sua impresa a causa dell'intervento dell'esercito regolare.
Merita un'occhiata il santuario di S. Maria di Porto Salvo, eretto nel Cinquecento.
 
PENTIDATTILO
Il nome di questo piccolo e caratteristico paesino calabrese situato a 400 metri di altitudine deriva dal greco, pente-daktylos, cioè "cinque-dita" e nasce perché la costa rocciosa che lo abbraccia posteriormente ricorda una gigantesca mano di arenaria aperta, che porta il paese sul palmo, mentre le sue cinque dita lo vorrebbero quasi stringere e chiudere.
Il paesino è un labirinto di stradine, tetti e vecchie case di pietra, una sorta di suggestivo villaggio fantasma, dopo che i suoi abitanti si sono trasferiti nelle moderne e recenti abitazioni lungo il litorale.
Per arrivare a Pentadattilo si percorre la SS 106, una strada piena di curve ma anche circondata da una ricca vegetazione: una moltitudine di piante di fichi d'India, margherite gialle, campanule e finocchietto selvatico, ulivi e mandorli.
 
SCILLA
Attorno a questo splendido angolo della Costa Viola si intrecciano i miti e le leggende più diverse.
C'è chi parla di un'aquila pietrificata la cui testa è rappresentata dal promontorio sul quale sorge il castello Ruffo e le ali raccolte dalle baie di Chianalea (il quartiere a Nord, prevalentemente abitato da pescatori, chiamato anche Acquagrande o Canalea) e Marina Grande, il quartiere più turistico, con la spiaggia, i pedalò, i ristoranti e le pizzerie.
Omero racconta invece di uno spaventoso mostro marino con sei teste e dodici zampe pronto a distruggere tutto ciò che avesse osato avvicinarsi troppo alle sue grotte, come accade ai 6 compagni di Ulisse. E per chi fosse riuscito a sfuggire alla sua ira ad attenderlo era l'altro mostro, Cariddi, sul lato della costa siciliana.
L'unica verità fra tutti questi racconti è che effettivamente nel punto in cui Ionio e Tirreno si incontrano esiste il rischio di incappare in qualche pericoloso gorgo.
Da non perdere il castello Ruffo, appartenente a una delle più antiche famiglie nobili europee e più volte restaurato in seguito ai terremoti. Da qui si può godere di una vista unica e visitare un'interessante mostra sulla pesca.
Sotto il castello c'è la chiesa dell'Immacolata (completamente rifatta nel XX secolo e coloratissima) e più su il quartiere San Rocco, con la chiesa omonima e una splendida terrazza rivolta a sud dalla quale si può ammirare la costa siciliana.

 

GERACE

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I Parchi

PARCO NAZIONALE ASPROMONTE
Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte Via Aurora Gambarie di Santo Stefano (RC) Tel. 0965 743060 www.parcoaspromonte.it
Lembo meridionale della catena appenninica, somiglia ad una gigantesca piramide che da una parte arriva quasi al mare e dall'altra s'inerpica fino a 2000 metri, con numerose cime e diversi altopiani di origine sedimentaria marina.
L'Aspromonte è segnato profondamente da molti corsi d'acqua (fiumare) e vanta la presenza di numerose specie animali (lupo, falco pellegrino, gufo reale, astore).
La zona è coperta da vasti boschi (faggio, abete bianco, pino nero, leccio, castagno) e macchia mediterranea e custodisce importanti vestigia della cultura arcaica, classica e medievale.

 

*  fonti (ogni diritto appartiene ai legittimi propietari):

www.provincia.reggio-calabria.it

www.comunebagnara.it

www.locride.net

www.webgen.it/tourgerace/borgo.htm

www.informagiovani-italia.com

www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Calabria/Stilo.html

http://digilander.libero.it/officinadellefate/morgana2.html

www.museonazionalerc.it

www.abramo.it/bronzi/bronzi.htm

www.discoveritalia.it